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LA PROPOSTA TARZIA NON PARLA DI NOI. SALVIAMO I CONSULTORI PDF Stampa E-mail

La proposta Tarzia non è una semplice “riforma” dei consultori: ne stravolge completamente ruolo e funzioni, trasformando un presidio sociosanitario in un’istituzione ideologica finalizzata alla tutela dei valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio e alla difesa della vita fin dal concepimento...

Domani, a partire dalle ore 15, presso la Cgil di Roma e del Lazio di Via Buonarroti 12 (sala A. Fredda), questo delicato argomento verrà affrontato nel corso di un convegno promosso dal Coordinamento Donne della Cgil di Roma e del Lazio in collaborazione con l'Ufficio Nuovi Diritti della Cgil di Roma e del Lazio, cui parteciperanno Pina Adorno presidente Consulta dei Consultori, Lisa Canitano, Associazione Vita di Donna, Tonino D’Annibale, vicepresidente Commissione Politiche Sociali Regione Lazio, Patrizia Di Berto, segretaria Fp Cgil di Roma e del Lazio, Francesca Koch, Casa Internazionale delle Donne, Chiara Lalli, docente Università di Cassino, Delia La Rocca, docente Università di Catania, Giulia Rodano, consigliera della Regione Lazio. Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, concluderà i lavori.
L'evento sarà seguito in diretta da Libera.tv.

CLAUDIA BELLA: PROPOSTA TARZIA ATTACCA LA LIBERTA' E AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE

"Nella proposta di legge Tarzia - dichiara Claudia Bella, responsabile del Coordinamento Donne della Cgil di Roma e del Lazio -  i consultori vengono usati come grimaldello per entrare nella vita delle persone e condizionarne le scelte più intime e private, per imporre, ex lege, un modello etico e valoriale". "Questo - aggiunge - si traduce in un immediato attacco alla libertà delle donne e all’autodeterminazione, rendendo ancora più difficile e dolorosa  la scelta dell’interruzione volontaria di gravidanza e, violando i principi più elementari di laicità, mette a rischio i diritti di tutti". "La maternità, come scelta libera e consapevole, - prosegue Bella - non si tutela con percorsi obbligatori di persuasione e dissuasione, né con l’intervento di associazioni caritatevoli, ma attraverso politiche mirate allo sviluppo dell’occupazione femminile, del welfare, della conciliazione tra vita e lavoro di cui la nostra regione ha estremamente bisogno, ancor più nell’attuale fase recessiva". "Per rilanciare i consultori quale servizio pubblico a carattere socio-sanitario sul territorio - aggiunge -  è necessario anzitutto dotarli delle risorse necessarie, in termini sia finanziari che di personale e strumenti, aumentarne la diffusione sul territorio ( la legge istitutiva prevedeva il rapporto 1/20.000 abitanti), prevedere servizi di mediazione culturale, dato il larghissimo numero di donne migranti che vi si rivolgono, estenderne la fruibilità anche alle donne che abbiano superato l’età fertile, dedicare particolare attenzione alle problematiche dei/delle più giovani, all’educazione a una sessualità consapevole e alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili".

 

22-10-2010