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Venerdì 22, nella sede CGIL Roma e Lazio, vivacissima e ricca di contributi e di presenze, si è svolta un’assemblea sulla Proposta di legge Tarzia. La partecipazione di soggetti diversi, operatrici dei consultori, docenti e giuriste universitarie, politici, rappresentanti della CGIL, presente anche Claudio Di Berardino, ha dato una connotazione particolare all’incontro...
Ne ha fatto un momento di riflessione e di approfondimento e, sul piano della concretezza, si è anche fatto il punto sulla raccolta firme. Il nostro territorio, Pomezia-Castelli, ha fin qui contribuito con efficacia, 1500 firme circa, su un totale di 12000 firme raccolte complessivamente. Continueremo, specie nei posti di lavoro. Sul piano della discussione, l’introduzione di Claudia Bella del Coord. Donne CGIL Roma e Lazio, ha dato molti spunti. L’idea di rendere i consultori presidi etici della Regione Lazio, sentinelle di valori della famiglia, accantonando bisogni di donne sole, persone, individui e coppie di fatto, danno l’idea di un pensiero unico che la consigliera Tarzia e i firmatari della proposta vorrebbero imporre. Del resto i firmatari della proposta sono indifferenti anche alle professionalità e alla dignità degli operatori dei consultori, che vorrebbero “valutare” attraverso la creazione di un comitato bioetico. Si ipotizza per le donne un percorso di persuasione-dissuasione burocratizzato e giudicante, non rispettoso dell’autonomia di giudizio della donna, arrivando al punto di verbalizzarene le dichiarazioni e rendere obbligatoria la comunicazione della sua decisione circa la maternità, al consultorio. Il risultato può essere solo la fuga delle donne dalla struttura, il ricorso a soluzioni private e, nella peggiore delle ipotesi soprattutto per soggetti quali le giovanissime e le donne migranti, il ritorno all’aborto clandestino. Tra l’altro l’idea di bonus per le donne che decidessero di proseguire la maternità, non ha alcuna copertura finanziaria. Claudia Bella indicava nel suo intervento, la concordanza tra la proposta Tarzia e il modello di welfare caritatevole e familista, tutto a spese e sulle spalle delle donne, proposto dal ministro Sacconi. Interessante l’intervento della responsabile dei consultori romani, Pina Adorno, che ha ricordato la carenza di consultori (ne mancano 100 su 150) e soprattutto la difficoltà che hanno nel fare la prevenzione prevista dalla Legge nazionale. Ha sottolineato inoltre l’insensatezza di un modello impositivo con donne, coppie e adolescenti, dove invece funziona bene un coinvolgimento arricchente (empowerment) dei soggetti. Hanno destato interesse gli interventi rilevanti l’anomalia di una famiglia che, nella proposta Tarzia, diventa mera portatrice di un modello educativo imposto dal legislatore. Questa concezione di famiglia, strumento di uno stato etico, che obbliga ad una visione unica e ad un percorso educativo unico, era stata combattuta persino durante il fascismo e proprio dalla Chiesa Cattolica cui la Tarzia e i suoi sodali credono di dare voce con la loro proposta. La Chiesa, infatti, non ha mai accettato un concetto di famiglia eterodiretta, proponendo invece un modello educativo autonomo dallo Stato. L’intervento della giurista Della Rocca (Università di Catania) ha perciò attribuito alla proposta Tarzia, un’impronta totalitaria, tesa a fare della regione Lazio una regione etica. Inoltre Della Rocca ha sottolineato alcuni aspetti di incostituzionalità, soprattutto nella definizione del concepito come persona e nella definizione del diritto di famiglia. Gli interventi successivi hanno ribadito l’intenzione espressa dai consiglieri regionali del Pd, D’Annibale e dell’IdV, Rodano, di sostenere la battaglia affinché la proposta non superi l’iter in commissione. La CGIL e l’Assemblea delle donne intendono proseguire nell’opera di sensibilizzazione e nella raccolta firme. Il traguardo è di almeno 20.000, tante quante sono le preferenze che hanno consentito alla Tarzia la sua elezione a consigliera regionale.
Fioralba Giordani
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